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RadioAnimati Un Mondo di Sigle TV
today25 Febbraio 2026

Da diversi anni il Festival della Canzone Italiana, noto come Festival di Sanremo, dedica una delle sue serate più attese ai grandi classici della musica italiana e internazionale: la serata delle cover, diventata nel tempo un momento molto atteso dal pubblico della manifestazione.
In questa occasione gli artisti reinterpretano brani celebri, spesso insieme a ospiti speciali, offrendo riletture personali che mettono in luce versatilità e capacità interpretativa. Una scelta azzeccata può rivelarsi strategica e, in alcuni casi, vivere ben oltre il Festival, entrando stabilmente nel repertorio dei cantanti.
È accaduto, ad esempio, a Nek, che pubblicò Se telefonando come secondo singolo dopo Sanremo, trasformandola in un successo discografico. Più recentemente Annalisa ha conquistato pubblico e critica con Sweet Dreams degli Eurythmics, brano poi diventato presenza fissa nei suoi concerti sold-out.
La serata delle cover non è quindi solo un omaggio alla tradizione, ma un passaggio chiave capace di lasciare il segno anche dopo le luci dell’Ariston.
Nel 2016 fu il duo degli Zero Assoluto a sorprendere il pubblico scegliendo di portare per la prima volta sul palco dell’Ariston la cover di una sigla di un cartone animato con il grande classico firmato da Luigi Albertelli, Massimo Luca e Vince Tempera ovvero Goldrake.
Esattamente dieci anni dopo, la magia si ripete grazie al gruppo rock tutto al femminile de Le Bambole di Pezza, che non solo eseguiranno Occhi di Gatto, ma avranno con loro anche l’interprete originale ed ovviamente sappiamo bene che stiamo parlando di Cristina D’Avena.
Per entrambe le sigle, pur così diverse tra loro per stile e atmosfera, si può parlare di brani capaci di andare ben oltre la serie d’animazione a cui erano originariamente legati. Con il tempo, infatti, queste canzoni sono riuscite a conquistare uno spazio autonomo nell’immaginario collettivo, trasformandosi a tutti gli effetti in piccoli classici della musica pop italiana. Non sono soltanto colonne sonore dell’infanzia, ma veri e propri fenomeni culturali, capaci di attraversare le generazioni.
Oggi vengono cantate e riconosciute anche da chi non le associa più (o non le ha mai associate) ai pomeriggi trascorsi davanti alla televisione, dimostrando come certe melodie sappiano superare il contesto per cui erano nate e vivere di luce propria
Del resto, su RadioAnimati lo ripetiamo spesso: se la sigla di Heidi, tra le prime grandi sigle di successo televisivo, e Volare (Nel blu dipinto di blu) condividono lo stesso paroliere, il grande Franco Migliacci, non può certo essere un caso.
Un dettaglio che dovrebbe far riflettere chi continua a considerare le sigle e i loro interpreti come espressioni di una presunta “musica di serie B”.
Il 45 giri della sigla venne pubblicato nel 1985, in concomitanza con l’arrivo sugli schermi italiani dell’omonima serie tratta dal manga scritto e disegnato da Tsukasa Hōjō. Il disco entrò in classifica, ma non ottenne un riscontro eclatante in termini di vendite, fermandosi nelle posizioni basse della hit parade, ben lontano dai risultati raggiunti nello stesso periodo da sigle come Georgie, Kiss Me Licia o L’Incantevole Creamy.
Va detto, però, che Fivelandia 3, la raccolta che incluse per la prima volta la sigla, riuscì invece a entrare con successo nella top 20, compensando in termini di popolarità ciò che il singolo, almeno in parte, non era riuscito a ottenere.
Anche sul fronte dei concerti e delle apparizioni televisive la situazione era diversa rispetto a oggi. Se attualmente non c’è concerto di Cristina D’Avena che non si concluda con Occhi di Gatto, negli anni ’80 la sigla non ebbe praticamente promozione televisiva ed era, sorprendentemente, assente dalle scalette dei live di quel periodo.
Per cogliere un vero cambiamento bisogna fare un salto in avanti nel tempo, arrivando a periodi molto più recenti. Il sodalizio artistico tra Cristina D’Avena e i Gem Boy ha infatti segnato una svolta importante: grazie a questa collaborazione, molte sigle hanno acquisito una nuova veste sonora, più energica e versatile. Ed è proprio da qui che anche questo brano inizia una seconda vita, con un arrangiamento decisamente più rock rispetto all’originale.
La consacrazione definitiva arriva nel 2017 con il duetto insieme a Loredana Bertè, inserito nel primo volume di Duets. Un momento chiave che contribuisce a rilanciare ulteriormente la popolarità della sigla, fino a portarla, alla fine del 2021, a diventare la prima sigla di Cristina D’Avena a ottenere il Disco d’Oro nell’era FIMI.
Sebbene con un testo rivisitato, anche la versione realizzata per il FantaSanremo 2025 e la recentissima campagna pubblicitaria per McDonald’s hanno ulteriormente rafforzato, ammesso che ce ne fosse ancora bisogno, la popolarità e l’affetto nei confronti di questo brano e naturalmente della sua interprete.
Venerdì, sul palco di Sanremo, si celebreranno non solo la bravura degli autori, Alessandra Valeri Manera e Ninni Carucci, ma anche il talento e il percorso di un’artista come Cristina D’Avena che da oltre 45 anni porta avanti con successo una carriera artistica unica non solo in Italia.
E se nell’immagine di questo articolo vi sembra che ci sia un disco fuori posto, lasciatecelo dire, siete forse un po’ snob.
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